| Dove e quando
Roma, Palazzo delle Esposizioni, 6 ottobre – 6 gennaio 2007
Evento: mostra cinematografica
“If it can be written, or thought, it can be filmed” - Se è una cosa di cui si può scrivere o pensare, se ne può fare un film
Queste sono le prime parole che si possono leggere salendo le scale che portano al primo piano del Palazzo delle Esposizioni dove si trova la mostra dedicata a Stanley Kubrick. Inizia poi il viaggio all’interno del mondo del regista americano. Dai primi scatti per la rivista “Look” all’ultima opera incompiuta Eyes Wide Shut, si possono ripercorrere le fasi della carriera del cineasta. Ad ogni film è dedicata almeno una sala con i copioni, i costumi, le lettere, i manifesti pubblicitari e gli oggetti di scena. Colpisce in particolare l’area riservata alla pellicola mai realizzata Napoleon, dove si notano, tra i numerosi oggetti, lo schedario che il regista utilizzava per catalogare tutte le persone che Napoleone conosceva, le abitudini e, addirittura, i suoi gusti alimentari. Una parte dell’esposizione, inoltre, è dedicata agli obiettivi e alle telecamere utilizzate dal regista e un’altra all’uso della musica nelle diverse pellicole.
Spunti riflessivi di carattere semiotico-testologico
David Lynch a quanti lo interrogano sul significato dei suoi film risponde che non devono cercare una spiegazione verbale perché sono solo avventure della mente da vivere emotivamente. Forse lo stesso discorso è valido anche per Kubrick che a proposito di 2001: Odissea nello spazio afferma: “Non è un messaggio che volevo comunicare a parole. 2001 è un’esperienza non verbale. Ho cercato di creare un’esperienza visiva al di fuori dei compartimenti stagni del linguaggio verbalizzato, che penetrasse direttamente il subconscio con un contenuto emotivo e filosofico”.
Al termine della visita mi chiedo: come interpretare un film? servono degli ausili per comprenderlo? l’esperienza della fruizione di una pellicola cinematografica non può esaurirsi nell’atto stesso della visione del film?
Nella cultura occidentale un linguaggio multiplo come quello del cinema viene scomposto nei suoi diversi elementi per far sì che ogni segno possa essere interpretato dal segno successivo. In questa mostra l’oggetto dell’interpretazione non è una singola opera, ma la filmografia completa di Stanley Kubrick, anzi la vita stessa del regista che, di fatto, diventa il prodotto e, come tale, conosce un processo di moltiplicazione in oggetti diversi, che vanno dal catalogo della mostra alle matite, ai CD.
Il cinema e i suoi protagonisti vivono spesso questo fenomeno di riproduzione forse perché il cinema esiste anche grazie al suo essere industria e di questo si nutre.
Alcune questioni da approfondire
La semiotica può contribuire all’interpretazione di un’opera cinematografica e di un fenomeno di mercato?
Cinema come arte e cinema come industria: identità, differenza, interdipendenza. |